Storia

I Tempi Passano… Le Tradizioni si Consolidano

Le prime notizie di un insediamento difensivo nell’ attuale posizione di Carimate si hanno nell’anno 1149 (il Castello fu distrutto nella guerra tra Milano e Como).

La costruzione del Castello alla base di quello ora esistente risale al 1345, quando il feudo passò sotto il dominio dei Visconti, signori di Milano. L’edificio fu usato come postazione di villeggiatura e di caccia, ma soprattutto quale fortezza di guardia dell’antica via Regina, strada di comunicazione tra Milano, Como, l’alto Lario e le valli svizzere Ticinesi.
Il Castello divenne parte di una rete difensiva a nord di Milano.

Si sviluppò un piccolo borgo di personale legato al Castello, case di agricoltori, scuderie. Una quarantina d’anni più tardi Caterina Visconti fece scavare il fossato perimetrale e costruì il ponte levatoio.
Dopo il 1402 Il Castello e i beni di Carimate furono concessi in feudo a Giorgio Scaramuzza Visconti già Aicardi, condottiero del duca Filippo Maria Visconti e figlio di Domenico Aicardi di S. Giorgio di Lomellina, nel pavese.
La storia racconta che, avendo l’Aicardi padre scoperto una congiura di nobili milanesi alla vita del duca, gli divenne tanto caro da essere insignito del cognome e dell’insegna dei Visconti.

Nel novembre dell’anno 1493, gli ambasciatori dell’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo vennero in Italia con l’incarico di sposare per procura in nome del loro sovrano, e poi condurre in Germania, Bianca Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria.
Dopo i festeggiamenti per il matrimonio, una numerosa comitiva di personalità accompagnò Bianca Maria nel viaggio, tra questi: il duca Giovanni Galeazzo e suo fratello Ludovico il Moro con Batrice d’Este, Guido Arciboldi, arcivescovo di Milano, il giureconsulto Giasone del Maino, ambasciatori e altri notabili. Giunta a Meda, la comitiva si divise; a Carimate prese alloggio Ludovico il Moro con altri membri della famiglia ducale.

Nel 1496, in viaggio per Pisa, passò da Carimate lo stesso imperatore Massimiliano I. Tanto gli piacque il luogo, che vi soggiornò per ben sette giorni, riposando e cacciando cervi nei boschi circostanti.
Qualche anno più tardi, questa dimora divenne l’ultimo rifugio di Ludovico il Moro che, ormai sconfitto in patria, voleva riparare in Germania con la famiglia ed i tesori.

Nel 1795, anno della morte di Ludovico Visconti senza eredi legittimi, terminò il periodo Visconteo; il Castello e tutti i beni furono avocati al pubblico demanio passando alla real camera.
Il 19 frinale anno V della Repubblica Francese, 9 dicembre 1796, furono acquistati da Cristoforo Arnaboldi, cittadino comasco, che fece del Castello la sua residenza.

Il Castello era circondato da un bellissimo parco di 30 ettari, con piante secolari, essenze rare, serre per fiori preziosi; attraversato dal torrente Seveso che qua e la originava piccoli stagni, rifugi accoglienti per selvaggina di ogni tipo.
Popolata da fagiani, lepri, cervi e uccelli acquatici, la proprietà era considerata una delle più belle piccole riserve di caccia della Lombardia.
Il parco e il Castello richiedevano la cura di ben 32 persone tra personale di servizio, giardinieri e guardia caccia.

Durante il Risorgimento Vittorio Emanuele II di Savoia e Giuseppe Garibaldi, dall’alto della torre sud-ovest, seguirono alcune manovre delle truppe implicate nel conflitto della Terza Guerra d’Indipendenza. Tale evento storico è descritto sulla targa lapidea incisa a bassorilievo, che si trova sul lato nord della torre alta (fuori dal Ristorante)

Nel 1874 gli Arnaboldi riunirono il Castello e le diverse proprietà circostanti che si erano nel tempo frazionate. L’edificio fu sottoposto a radicali restauri che gli diedero l’attuale aspetto romantico con le torri merlate. Nel 1918 il conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga morì lasciando il Castello alla figlia Bice Arnaboldi, coniugata con il conte Paolo Airoldi di Robbiate.
La figlia di Bice Arnaboldi, Mimmina, sposò Virgilio Brichetto, importante broker assicurativo genovese. Virgilio e Mimmina Brichetto sono i nonni di Letizia Moratti Brichetto, ex Sindaco di Milano ed ex Ministro del governo italiano.

Nel periodo bellico, dal 1943 al 1945, il Castello venne occupato dai tedeschi che ne fecero una delle sedi dell’organizzazione Todt (servizio del lavoro obbligatorio). Bice Arnaboldi, anche durante il periodo bellico, visse sempre nel Castello che divenne, dopo la partenza dei tedeschi, base e rifugio per l’organizzazione partigiana Franchi. Questa formazione era guidata da Edgardo Rato Sogno del Vallino, nobile biellese, tenente di cavalleria, assurto a grande notorietà per le sue imprese spericolate di sabotaggio.
La Franchi, di matrice liberale, teneva i contatti tra le bande partigiane e i servizi alleatiorganizzando lanci di armi, denaro, medicinali. Lanci che venivano preannunciati al termine delle trasmissioni di radio Londra con messaggi cifrati. Tutti sentivano quelle trasmissioni, anche se severamente vietate dai tedeschi e dai fascisti.
Vi è nel Castello una piccola segreta cantina dove venivano conservati i vini più pregiati, che fu rifugio di Edgardo Sogno, il quale sfuggì sempre ai rastrellamenti delle S.S. tedesche e dei fascisti.

Nel dopoguerra nel Castello venne organizzata una serata raduno dell’organizzazione Franchi con la partecipazione di influenti personalità, tra cui spiccano: Edgardo Sogno, Cesare Merzagora (presidente del Senato italiano e poi Presidente delle Assicurazioni Generali), il banchiere Adolfo Tino, allora Presidente di Mediobanca, Edoardo Visconti di Modrone, Adolfo Beria di Argentina, l’ambasciatore inglese Mc Caffery e Allen Dulles, futuro capo della C.I.A. durante la presidenza Kennedy.

Alla morte di Bice Arnaboldi nel 1954 la famiglia decise di vendere il Castello. Decisione presa in seguito a complicate vicissitudini ereditarie, ma soprattutto imposta dagli insopportabili costi di gestione. Nel 1956 il castello, il parco e le scuderie vengono acquistate in blocco dalla Società Generale Immobiliare di Roma, ancora nel loro configurazione originaria.

Da allora il Castello subì un lento declino che lo portò a miserevoli condizioni, nonostante sia stato sede di una nota casa discografica dal 1977 al 1987: la Stone Castle Studios. Tra gli artisti che incisero: Fabrizio De AndréLucio DallaFrancesco GucciniRiccardo CoccianteAntonello VendittiRoberto VecchioniEugenio FinardiNicola di BariBobby Solo, la P.F.M, gli Stadio, i PoohTeresa De SioLoredana BertèMia MartiniAlicePatty PravoPaul Young.