Castello di Carimate Dossier storico · MCCCXLV
Approfondimento

Torre e merlatura: quanto del castello è del 1874

I merli a coda di rondine del Castello di Carimate in una veduta ravvicinata, con la torretta angolare e la bandiera sullo sfondo
La merlatura da cui il castello prende il suo profilo medievale: è l'elemento su cui il cantiere del 1874 intervenne più a fondo. Foto: Jeannette Muller, CC BY-SA 4.0 – ridimensionata.

Due quote della stessa architettura

1345Impianto storico
1874Profilo attuale

Il castello che si fotografa oggi ha centocinquant’anni

Chi arriva a Carimate e riconosce a colpo d’occhio un castello medievale – torri merlate, profilo gotico, aria di maniero – sta leggendo in buona parte un’immagine costruita nel 1874. In quell’anno il complesso, allora di proprietà di Bernardo Arnaboldi Gazzaniga conte di Pirocco, fu sottoposto a un intervento radicale affidato all’architetto Ercole Balossi Merlo, con l’obiettivo dichiarato di ripristinarne l’aspetto medievale.

Il cantiere non si limitò a consolidare. L’altezza della torre di sinistra fu quasi raddoppiata, e il corpo di fabbrica compreso fra questa e la torre d’ingresso venne rielaborato in stile neogotico. Negli stessi anni sorse, di fronte al castello, il complesso delle scuderie oggi noto come Il Torchio.

Un affresco come documento di cantiere

L’aspetto più interessante di quel restauro è il metodo. L’intervento si appoggiò anche alla riscoperta dell’affresco absidale della chiesa di Santa Maria dell’Albero, che illustrava la struttura del castello nel Cinquecento: una fonte iconografica usata come base filologica per capire quale fosse l’assetto da recuperare.

Il risultato, però, non fu un ripristino archeologico. Alle istanze documentarie il cantiere affiancò libertà neogotico-neoromaniche, dando luogo a una mescolanza di stili che le descrizioni dell’edificio segnalano come inconsueta. È da lì che discende l’attuale aspetto romantico, con le torri merlate che definiscono il profilo del complesso verso il paese.

Che cosa resta dell’impianto trecentesco

Sotto la veste ottocentesca l’impianto storico è ancora riconoscibile. Il castello si legge come un grande blocco quadrato in stile gotico organizzato attorno a un cortile centrale, con la torre in mattoni che si erge staccata dal corpo principale all’angolo sud-ovest. L’ingresso conserva tracce dell’antica griglia e del ponte levatoio, e presenta asimmetrie strutturali che tradiscono la sovrapposizione degli interventi.

Sono proprio le asimmetrie a fare da spia. Un edificio progettato d’un fiato tende alla regolarità; le irregolarità dell’ingresso segnalano che quel punto è stato rimaneggiato più volte, in fasi che rispondevano a esigenze diverse – prima difensive, poi di rappresentanza.

Perché la distinzione conta

Separare il Trecento dall’Ottocento non è pedanteria da specialisti: cambia il senso di ciò che si guarda. Una merlatura del Trecento sarebbe un apparato difensivo, e direbbe qualcosa sulle guerre fra Como e Milano. Una merlatura del 1874 è una dichiarazione culturale, e dice qualcosa di diverso: come l’Italia post-unitaria immaginava il proprio medioevo, e quanto fosse disposta a intervenire sugli edifici per farli somigliare a quell’immagine.

Il gusto neogotico che attraversa l’Europa dell’Ottocento produce in Lombardia una stagione di restauri simili, condotti da architetti formati nelle nuove scuole tecniche. Carimate rientra in quella stagione, con la particolarità di conservare, accanto al ripristino, la fonte figurativa che lo aveva orientato.

Perché proprio raddoppiare una torre

Fra tutti gli interventi del 1874, l’innalzamento della torre di sinistra è quello che rivela meglio l’intenzione del cantiere. Una torre più alta non serviva a nulla sul piano funzionale: nessuno doveva più avvistare truppe in arrivo lungo la strada per Como, e la quota aggiuntiva non migliorava né l’abitabilità né la statica dell’edificio.

Serviva alla sagoma. Un castello si riconosce da lontano dal profilo, e il profilo dipende dal rapporto fra le torri e il corpo di fabbrica: aumentare quel dislivello rende l’edificio immediatamente leggibile come maniero anche a chi lo osserva dal paese o dalla strada. L’operazione, in altre parole, era rivolta a chi guardava da fuori, ed è coerente con il resto del programma – la rielaborazione neogotica del corpo fra le due torri e la merlatura estesa alle recinzioni verso l’abitato.

Un edificio a due date

Il complesso che si vede oggi è quindi leggibile su due livelli sovrapposti: la struttura viscontea del 1345, con il blocco quadrato e la torre angolare, e la veste ottocentesca che ne ha unificato l’immagine. Le stratificazioni intermedie – le fortificazioni di Bernabò, il fossato e il ponte levatoio della fase successiva – stanno in mezzo, meno appariscenti ma decisive per capire come l’edificio abbia cambiato mestiere nel tempo.

Guardare il castello sapendo quali parti appartengono a quale data restituisce un oggetto più interessante di un maniero intatto. Un maniero intatto racconta un secolo. Questo ne racconta sette.

Due immagini che delimitano l’intervento

La documentazione visiva aiuta a circoscrivere il cantiere. Da un lato il dipinto che per il cantiere del 1874 valeva come documento, e che mostra l’edificio prima delle trasformazioni; dall’altro l’illustrazione pubblicata nel 1907 in «Ville e Castelli d’Italia», che lo ritrae già nella veste ottocentesca e sotto il nome «Castello Arnaboldi». Fra le due immagini sta esattamente ciò che quel restauro ha aggiunto.

Domande frequenti

La torre del castello di Carimate è medievale o ottocentesca?

Entrambe le cose. La torre in mattoni all'angolo sud-ovest appartiene all'impianto storico, ma nel restauro del 1874 l'altezza della torre di sinistra fu quasi raddoppiata: la sagoma che si vede oggi è il risultato di quell'intervento, non la quota originaria.

Che cos'è un restauro «in stile» e perché è discusso?

È un restauro che non si limita a consolidare ciò che resta, ma ricostruisce le parti mancanti nello stile ritenuto originario. Nell'Ottocento era prassi diffusa; oggi il restauro conservativo preferisce distinguere l'aggiunta dall'originale, perché un ripristino troppo convincente cancella la possibilità di leggere la storia dell'edificio.

Perché una chiesa vicina conta nella storia del castello?

Perché l'affresco absidale della chiesa di Santa Maria dell'Albero raffigurava la struttura del castello nel Cinquecento. Per il cantiere del 1874 quel dipinto valeva come documento: una delle poche immagini dell'edificio prima delle trasformazioni successive.

La merlatura aveva ancora una funzione difensiva nell'Ottocento?

No. Nel 1874 i merli erano un segno di riconoscimento visivo del carattere medievale dell'edificio, non un apparato militare. La merlatura sul tetto e sulle recinzioni verso il paese appartiene al linguaggio romantico del cantiere, non alla difesa.

Chi era Ercole Balossi Merlo?

L'architetto che diresse il restauro del 1874, formatosi secondo i precetti impartiti ai primi laureati del Politecnico di Milano. Il suo intervento a Carimate combina istanze filologiche e libertà neogotico-neoromaniche, e questa mescolanza è oggi uno dei tratti più caratteristici del complesso.