Storia del Castello di Carimate: la ricostruzione sotto i Visconti
Il primo insediamento fortificato sul sito, risalente al 1149, sorgeva lungo la strada che collegava Milano a Como e proseguiva verso la Svizzera: una posizione strategica che lo rendeva un obiettivo diretto nei conflitti ricorrenti con cui i due comuni si contendevano il controllo dei traffici tessili della regione, il più prolungato dei quali è ricordato come guerra decennale. La struttura originaria non sopravvisse a quegli scontri.
Il feudo passò nel 1345 alla famiglia Visconti, signori di Milano, e fu Luchino I Visconti a volerne la ricostruzione. Il nuovo edificio non ripropose la funzione puramente militare del precedente: pur restando parte della rete difensiva a nord di Milano, fu concepito soprattutto come residenza per la caccia e la villeggiatura, un uso che si riflette nell'assenza iniziale di fossato e fortificazioni vere e proprie. Questi elementi furono aggiunti solo in un secondo momento: le fortificazioni sotto Bernabò Visconti, il fossato e il ponte levatoio sotto Caterina Visconti. Questo passaggio della storia del Castello di Carimate mostra come il ruolo dell'edificio sia mutato nel tempo insieme agli equilibri di potere della famiglia.
Nel 1400 la proprietà passò dal ramo Visconti principale al ramo Aicardi, che nel 1415 ottenne da Filippo Maria Visconti il diritto di utilizzarne stemma e cognome. Un ulteriore passaggio, nel 1434, portò il feudo a Giorgio Aicardi, detto Scaramuzza: un tentativo, da parte di Filippo Maria Visconti, di mantenere la proprietà all'interno della cerchia familiare allargata prima che il dominio su Milano passasse agli Sforza. Nella successione dai Visconti agli Sforza, proprietà e alleanze familiari finirono così per coincidere.
Il matrimonio imperiale del 1493
Già nel Quattrocento il castello godeva di una reputazione tale da essere scelto come cornice per un evento dinastico di primo piano: nel 1493 vi si tenne il corteo nuziale di Bianca Maria Sforza, sorella del duca di Milano, in occasione delle nozze con Massimiliano I d'Asburgo, allora re dei Romani del Sacro Romano Impero. Quelle nozze rientravano in un’accorta politica matrimoniale, attraverso la quale gli Asburgo estesero la propria influenza in Europa. Massimiliano tornò a soggiornare al castello in occasioni successive, incluso un soggiorno di caccia del 1496 durato una settimana.
L'architettura del complesso
L'impianto gotico originario è riconoscibile nel blocco principale a pianta quadrata, affiancato dalla torre in mattoni nell'angolo sud-ovest. Nel corso dell'Ottocento il complesso fu oggetto di restauri e aggiunte in stile romantico, tra cui Il Torchio, il corpo di fabbrica che ospitò le scuderie e l'azienda agricola della tenuta prima di diventare centro civico.
L'architettura del Castello di Carimate unisce così il nucleo gotico trecentesco e le aggiunte romantiche ottocentesche. Elementi tipici dell'architettura castellana medievale, come la merlatura difensiva e le finestre bifore del secondo piano, restano ben visibili nella struttura. L'accesso al cortile interno avviene tramite il ponte levatoio, attorno al quale corrono i portici che un tempo collegavano ambienti con funzioni distinte, tra cui Sala Nobili e Sala Merlate, ancora riconoscibili per caratteri e decorazioni differenti.
Il Castello di Carimate e la musica
Il complesso ha anche una storia musicale poco nota fuori dagli ambienti discografici. Tra il 1977 e il 1987, all'interno del castello furono attivi gli Stone Castle Studios, uno studio di registrazione voluto da Antonio Casetta, discografico legato a Bluebell e Produttori Associati, convinto che l'atmosfera del luogo favorisse la concentrazione creativa degli artisti. Vi furono incisi album di rilievo della musica italiana, tra cui:
- «Come è profondo il mare» di Lucio Dalla
- «Un gelato al limon» di Paolo Conte
- «Sono solo canzonette» di Edoardo Bennato
- «Crêuza de mä» di Fabrizio De André
- parti di «Nero a metà» di Pino Daniele
Lo studio ospitò anche una produzione internazionale: nel 1987 la band britannica Yes vi registrò l'album «Big Generator». Il nome di un altro grande chitarrista dell'epoca, Jimi Hendrix, non è direttamente legato al castello. La sua eredità musicale resta però così diffusa da comparire ancora oggi nei contesti più diversi, incluse le slot a tema che ne propongono i brani come sottofondo.
Il Novecento: dalla tenuta al parco residenziale
Il decennio discografico si inserisce in una trasformazione più ampia, che nel Novecento cambiò mestiere all'intero paesaggio attorno al castello. Fino alla metà del secolo il complesso era il centro di una tenuta: boschi, cascine e terreni coltivati, con l'azienda agricola della proprietà operativa fino agli anni Sessanta nel corpo di fabbrica noto come Il Torchio. Nel 1955 la baronessa Arnaboldi vendette castello e parco a una società immobiliare, e i sessanta ettari di bosco divennero il supporto di un progetto da circa quattrocento ville, accompagnate dal campo da golf fondato nel 1962.
Il vincolo che accompagnava l'operazione spiega il paesaggio attuale meglio del numero di ville: nessuna costruzione doveva superare in altezza la vegetazione circostante, ed è la ragione per cui l'area si legge ancora come un bosco con delle case dentro anziché come un quartiere alberato. Il passaggio dalla tenuta agricola al parco residenziale inserì Carimate in una trasformazione diffusa nella Brianza comasca, dove ville e nuclei storici acquisivano una seconda economia.
Alla perdita della funzione agricola Il Torchio sopravvisse in modo indiretto: ridotto a rudere, fu recuperato per iniziativa di Carlo Orlandini con il coinvolgimento della comunità del paese, e inaugurato come centro civico il 1° maggio 1982. Fu così che un rudere divenne il centro civico del paese. Il recupero appartiene alla stessa trama di trasformazioni dinastiche, architettoniche ed economiche che ha cambiato più volte l'uso del complesso.