Castello di Carimate Dossier storico · MCCCXLV
Approfondimento

Carimate e Montorfano: due campi da golf a confronto

Il Castello di Carimate ripreso dall'alto, con il paese a sinistra, i boschi della tenuta a destra e le Prealpi all'orizzonte
Il castello dall'alto, nella fascia collinare fra Como e la Brianza dove si trovano i due percorsi messi a confronto in questa scheda. Foto: Maurizio Moro5153, CC BY-SA 4.0 – ridimensionata.

Quindici chilometri e trentasei anni di distanza

Nella fascia collinare fra Como e la Brianza si trovano due percorsi storici del golf italiano, vicini fisicamente e distanti in tutto il resto. Il Circolo Golf Villa d’Este, a Montorfano, aprì nel 1926 ed è il settimo golf più antico d’Italia. Il Golf Club Carimate fu fondato nel 1962, sui sessanta ettari del parco secolare del castello.

Il divario non è solo cronologico. I due campi nascono da due calcoli economici opposti, e ognuno dei due si legge meglio sapendo qual è.

Montorfano: un campo per riempire un albergo

Villa d’Este nasce da una decisione del Grand Hotel omonimo, che individuò i terreni presso il lago di Montorfano e affidò il progetto all’architetto e campione James Peter Gannon. L’obiettivo era esplicito: rispondere alle abitudini della clientela anglosassone, per la quale un soggiorno di lusso senza campo da golf era incompleto, e rafforzare l’attrattività turistica del territorio comasco.

Il campo era quindi un servizio dell’albergo, e ne restò proprietà fino alla fine degli anni Settanta. Il tracciato riflette quell’origine: 5.760 metri per un par di 69, a quattrocento metri di quota, dentro una cornice di oltre trentamila alberi fra pini, castagni e betulle. È un percorso di impostazione britannica, dove il par basso premia la precisione più della potenza – ed è anche il motivo per cui ha retto all’evoluzione delle attrezzature senza bisogno di essere allungato.

La scelta pagò rapidamente: nel 1928, a due anni dall’apertura, Montorfano ospitava il suo primo Open d’Italia, e le edizioni disputate lì sarebbero diventate dodici, record nazionale. Fra i frequentatori storici il club annovera Edward VIII, Leopoldo III del Belgio, Bing Crosby e Gregory Peck. Nel 2026 il circolo celebra il centenario.

Carimate: un campo per vendere delle case

Carimate nasce da un’operazione immobiliare. Nel 1955 la famiglia Arnaboldi vendette il castello e il parco alla Società Generale Immobiliare di Roma, che sui sessanta ettari di bosco realizzò circa quattrocento ville – nessuna più alta della vegetazione circostante – e il campo da golf. Il club fu fondato nel 1962, quasi in contemporanea con il vicino Barlassina.

Qui il golf non è un servizio alberghiero ma l’infrastruttura che dà valore ai lotti: un parco attrezzato, mantenuto, con un circolo attorno a cui si organizza la vita sociale dell’insediamento. Il percorso, opera dell’ingegnere romano Pierluigi Mancinelli, si sviluppa sul parco secolare del castello con andamento collinare, più accentuato in alcune buche della parte inferiore; fra le più insidiose vengono indicate la 6, un par 3 con fuori limite su due lati, e la 17, insidiata da un lago. Fu aperto in due fasi: le buche «Alte» nel 1961, le «Basse» tre anni dopo.

Due club house, due idee di eleganza

Il contrasto si vede meglio negli edifici che nei tracciati. La club house di Montorfano, progettata da Giuseppe Bergomi, è di eleganza britannica dichiarata: parquet, pannelli lignei nel bar, terrazza panoramica sul campo. È l’ambiente che la clientela dell’albergo si aspettava di trovare.

Quella di Carimate, ultimata nel 1962 da Vico Magistretti e Guido Veneziani, non ha nulla del cottage all’inglese. È un volume bianco articolato su più corpi che seguono i dislivelli del terreno, con tagli e finestre che inquadrano il parco e i grandi alberi: un edificio che mitiga il proprio impatto invece di dichiararlo.

Una sedia che è sopravvissuta a tutto

Da quella club house è uscita la cosa più durevole dell’intera operazione. Nel ristorante affacciato su quella che era originariamente la buca 1 nacque la sedia «Carimate», disegnata da Magistretti e prodotta da Cassina dal 1962, oggi un classico riconosciuto del design italiano.

È un esito che merita di essere notato: di un progetto immobiliare degli anni Sessanta costruito attorno a un castello del Trecento, l’oggetto che ha viaggiato più lontano nel tempo e nello spazio è una seduta da ristorante che porta il nome del paese.

Due date che coincidono

Vale la pena fermarsi sulla coincidenza cronologica. Il 1962 è l’anno di fondazione del Golf Club Carimate e l’anno da cui Cassina mette in produzione la sedia: lo stesso momento in cui il parco del castello cambia funzione produce anche un oggetto destinato a circolare del tutto indipendentemente dal luogo che lo ha originato.

È una differenza che dice qualcosa sui due circoli messi a confronto qui. A Montorfano l’elemento durevole è il tracciato stesso, rimasto competitivo senza modifiche sostanziali; a Carimate è un pezzo d’arredo uscito dalla club house, mentre il campo resta legato al progetto residenziale di cui era una componente.

Domande frequenti

Quale dei due campi è più antico?

Quello di Villa d'Este a Montorfano, aperto nel 1926 e settimo golf più antico d'Italia. Carimate nasce trentasei anni dopo, nel 1962.

Chi progettò i due percorsi?

Montorfano fu affidato all'architetto e campione James Peter Gannon, la cui nazionalità le fonti riportano in modo discordante fra inglese e irlandese. Il percorso di Carimate è opera dell'ingegnere romano Pierluigi Mancinelli.

Che cos'è la sedia Carimate?

Una seduta disegnata da Vico Magistretti, nata per il ristorante della club house affacciato su quella che era originariamente la buca 1. È prodotta da Cassina dal 1962 ed è diventata un classico del design italiano.

Il campo di Carimate fu aperto tutto insieme?

No, in due fasi: le buche «Alte», vicine alla club house, aprirono nel 1961; le «Basse» tre anni dopo. Un restyling successivo ha comportato il rifacimento di diversi green e l'aggiunta di bunker di posizione.

Perché un par 69 come Montorfano è considerato tecnico?

Perché un par basso su 5.760 metri lascia poco spazio al gioco di potenza: conta di più la precisione nel posizionamento del colpo. È un tracciato di impostazione britannica che ha retto all'evoluzione tecnologica delle attrezzature senza essere allungato.